La tradizione vitivinicola della Basilicata ha origini molto antiche, ma furono i greci e i romani, in particolare, a favorire lo sviluppo nella regione di questa coltura che oggi dà i suoi frutti migliori nella zona circostante il capoluogo. È in questa area, infatti, che viene coltivato il vitigno Aglianico, sicuramente di origini greche, da cui nasce l’omonima Doc, uno dei vini rossi più prestigiosi del panorama enologico italiano.
L’Aglianico del Vulture Doc si abbina con formaggi stagionati, come il pecorino di Filiano, il canestrato di Moliterno, il caciocavallo podolico, ma anche con la soppressata, i ravioli locali, gli strascinati, i secondi di carne come l'agnello con i funghi e verdure. Va degustato in calici ballon, a una temperatura di 16-18°C.
Non ci sono particolari regole da seguire per conservare l’Aglianico del Vulture Doc; è sufficiente tenere il vino al buio, avendo cura che la temperatura sia costante fra 10 e 15°C e, per impedire che il tappo si asciughi, l’umidità deve aggirarsi intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale su scaffalature di legno.
La vinificazione dell’Aglianico del Vulture Doc prevede che l’uva venga pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. In particolare, il mosto ottenuto dalla pigiatura viene messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa”, così definita in quanto il vino sembra bollire, e consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. La svinatura, poi, permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, che viene anche sottoposto ai travasi necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento.